Da “post a caso” a strategia: come costruire un piano di comunicazione per PMI in 7 passi
Perché serve una strategia minimale (non un “piano perfetto”). Le PMI non hanno bisogno di 8 canali presidiati “a metà”. Serve un metodo leggero che unisca obiettivi chiari, 1–2 canali sostenibili, messaggi coerenti e pochi KPI che contano. L’alternativa è la spirale: si pubblica quando si può, non si misura, i risultati sono altalenanti… e si perde fiducia. Principio guida: less but better. Meglio meno canali e più disciplina, meno tattiche e più costanza.
COMUNICAZIONEMARKETING COMMUNICATION
1/12/202610 min read
Da “post a caso” a strategia: come costruire un piano di comunicazione per PMI in 7 passi
È lunedì mattina. In azienda qualcuno chiede: “Postiamo qualcosa oggi su LinkedIn?”
Silenzio. Qualcuno propone una foto dall’ultima fiera, qualcun altro un articolo trovato online. Si pubblica qualcosa “tanto per esserci”, e poi ci si dimentica di guardare se ha funzionato davvero.
Se ti ritrovi in questa scena, non sei solo. La maggior parte delle PMI italiane comunica così: contenuti estemporanei, qualche post social quando c’è tempo, newsletter mandate a singhiozzo. Il risultato? Tanto sforzo, pochi numeri che contano davvero: pochi contatti qualificati, poca riconoscibilità, poco supporto concreto alle vendite.
Il problema, però, non è “postare poco”.
Il problema è comunicare senza una strategia: senza obiettivi chiari, senza un pubblico definito, senza messaggi coerenti e senza un minimo di pianificazione.
In questo articolo vediamo come passare dai “post a caso” a una strategia di comunicazione semplice, chiara e sostenibile in 7 passi, pensata proprio per PMI con poco tempo e budget limitato.
Troverai esempi B2B e B2C e mini-checklist che puoi usare subito con il tuo team.
1. Dal caos alla strategia: perché la tua PMI ha bisogno di un piano di comunicazione
Molte PMI vivono la comunicazione come un “di più”: qualcosa da fare quando avanza tempo o quando il mercato rallenta. Il risultato è un’attività irregolare, spesso affidata a chi “se la cava con i social” o a fornitori esterni senza un vero briefing.
La differenza tra “postare quando ci ricordiamo” e seguire una strategia è enorme.
Nel primo caso:
non è chiaro perché si comunica;
non è definito a chi ci si rivolge;
non esistono obiettivi precisi;
non si sa cosa misurare.
Una strategia, invece, mette in fila pochi elementi fondamentali:
obiettivi concreti (cosa vuoi ottenere dalla comunicazione);
pubblico chiaro (chi vuoi raggiungere);
messaggi chiave (cosa vuoi che ricordino di te);
canali scelti con criterio (dove ha senso presidiare);
un calendario minimo ma realistico (quando e cosa pubblichi).
Un esempio B2B: la manifatturiera che “posta solo le fiere”
Immagina una PMI manifatturiera B2B che pubblica su LinkedIn solo:
foto delle fiere;
qualche annuncio di prodotto;
aggiornamenti sporadici sul nuovo macchinario.
I commerciali si lamentano: i clienti non capiscono cosa li differenzia dai concorrenti, né dove davvero portano valore.
Con un piano di comunicazione semplice, cambia l’approccio:
ogni mese escono 1–2 casi studio su aziende clienti simili al target;
ogni mese un contenuto tecnico che spiega in modo semplice come risolvere un problema specifico (ridurre i fermi macchina, tagliare gli sprechi, snellire un processo).
In pochi mesi:
aumentano le richieste di informazioni qualificate;
i commerciali iniziano a usare questi contenuti nelle email ai prospect, nelle presentazioni e su LinkedIn.
Sei nel “caos comunicativo”? Una checklist veloce
Se ti riconosci in almeno due di questi punti, sei in pieno caos comunicativo:
non sai rispondere in 30 secondi alla domanda: “Perché pubblichi sui social / sul blog?”;
non esiste un file con una lista ragionata di argomenti da trattare;
i contenuti degli ultimi 3 mesi non seguono un filo logico;
nessuno in azienda guarda numeri concreti (lead, richieste, visite alle pagine chiave) per capire se la comunicazione funziona.
La buona notizia è che non ti serve un documento di 50 pagine per uscirne. Ti basta un metodo chiaro in 7 passi.
2. Le basi della strategia: dove sei oggi e dove vuoi arrivare
Prima di decidere cosa fare “di nuovo”, serve capire:
da dove parti (situazione attuale);
dove vuoi arrivare (obiettivi chiari).
2.1 Passo 1 – Fotografare la situazione attuale (audit rapido)
Non serve un’analisi infinita. Serve una fotografia onesta, fatta in modo strutturato ma veloce.
Inizia da qui:
Elenca tutti i canali attivi
Sito, blog, newsletter, LinkedIn, Instagram, Facebook, YouTube, Google Business Profile, ecc.Per ogni canale, rispondi a poche domande chiave
Cosa comunichiamo qui, in pratica?
Con che frequenza pubblichiamo?
Quali sono i 3 contenuti che hanno funzionato meglio negli ultimi 6–12 mesi?
Guarda pochi dati essenziali
sito: visite totali, pagine più viste, richieste compilate;
social: post con più interazioni da parte di clienti potenziali (non amici e colleghi);
newsletter: tasso di apertura e click (se esiste).
Valuta la qualità dei contenuti
Parlano solo dell’azienda o anche dei problemi concreti del cliente?
Esempio B2C: piccola catena di negozi di arredo
Una PMI B2C con:
sito con blog fermo da un anno;
Instagram aggiornato quasi ogni giorno;
nessuna newsletter.
Dall’audit emergono alcuni dati interessanti:
il 70% delle richieste arriva da Google (scheda Google Business + sito);
i post migliori su Instagram sono i “prima e dopo” degli ambienti arredati;
i contenuti più deboli sono quelli puramente promozionali (“-20% su…”) senza contesto.
Da qui nasce una nuova direzione:
puntare su contenuti legati a progetti reali (case history visibili);
valorizzare il blog con articoli che rispondono a dubbi reali (es. “come arredare un monolocale di 30 mq”).
Audit in 30 minuti: schema pratico
Prendi un foglio o un file Excel e crea una riga per ogni canale:
Canale (es. Sito, LinkedIn, Instagram…)
Chi lo gestisce?
Frequenza attuale (es. 1 post/mese, 3 post/settimana…)
3 contenuti migliori degli ultimi 6–12 mesi (titolo o descrizione breve)
Questo canale genera contatti reali? (Sì/No/Non so)
Solo questo esercizio ti farà emergere subito sprechi, doppioni e opportunità.
2.2 Passo 2 – Definire obiettivi SMART collegati al business
Senza obiettivi chiari, è impossibile capire se la tua comunicazione funziona. Non basta dire “vogliamo essere più visibili online”.
Gli obiettivi devono essere SMART:
Specifici: chiari e precisi;
Misurabili: con numeri da monitorare;
Accessibili: realistici per una PMI;
Rilevanti: collegati al business, non solo ai like;
Temporizzati: con una scadenza.
Soprattutto, gli obiettivi di comunicazione devono sostenere obiettivi di business, come:
generare più richieste di preventivo;
aumentare le demo prodotto;
aprire un nuovo mercato geografico o settoriale;
lanciare una nuova linea di prodotto.
Esempio B2B servizi: obiettivo vago vs obiettivo SMART
Obiettivo vago: “Aumentare la presenza online della nostra società di consulenza.”
Obiettivo SMART: “Generare 15 nuove richieste di preventivo qualificate in 6 mesi dal sito e da LinkedIn, da aziende manifatturiere del Nord Italia.”
Nel secondo caso:
sai da chi vuoi richieste (aziende manifatturiere, Nord Italia);
sai quante (15 richieste qualificate in 6 mesi);
sai attraverso quali canali (sito e LinkedIn).
La comunicazione diventa funzionale:
2 articoli al mese sui problemi tipici delle aziende manifatturiere (turni, fermi macchina, inefficienze);
1 caso studio al mese con risultati misurabili;
campagne LinkedIn verso buyer persona precise, con CTA su una landing page dedicata.
Mini-esercizio sugli obiettivi
Scrivi l’obiettivo di business principale dei prossimi 6–12 mesi (es. “+20% fatturato sulla linea X”).
Chiediti: come può aiutare la comunicazione a raggiungerlo?
Trasformalo in 1–2 obiettivi SMART. Ad esempio:
“Portare 200 visite al mese sulla pagina della linea X in 6 mesi”;
“Ottenere 10 richieste di preventivo per la linea X in 6 mesi tramite sito e LinkedIn”.
3. Conoscere il pubblico e chiarire cosa dire
Definiti punto di partenza e obiettivi, serve capire a chi parli e cosa vuoi che si porti a casa della tua azienda.
3.1 Passo 3 – Buyer persona: a chi stai parlando (davvero)
Dire “il nostro target sono le PMI” è troppo generico.
Serve arrivare a 1–2 buyer persona chiare, con nome e cognome fittizi, che rappresentino davvero i tuoi interlocutori tipici.
Una buyer persona efficace per una PMI include:
ruolo (es. titolare, responsabile acquisti, responsabile marketing);
tipo e dimensione di azienda;
problemi quotidiani (legati al tuo prodotto/servizio);
obiettivi a medio periodo;
obiezioni tipiche (perché non compra o rimanda);
dove si informa: fiere, newsletter, LinkedIn, Google, associazioni di categoria.
Non servono romanzi, bastano poche informazioni che ti aiutino a scegliere argomenti e tono.
Esempio B2B software
Buyer persona: “Marco, responsabile produzione, azienda manifatturiera 80 dipendenti.”
Problemi: sprechi, ritardi, poca visibilità in tempo reale su ordini e macchine;
Paure: implementare un software che blocca la produzione, progetto lungo, costi extra inaspettati;
Dove si informa: LinkedIn, newsletter di settore, colleghi di altre aziende, fiere.
Contenuti utili per lui:
articoli su “come ridurre i fermi macchina del 20% senza stravolgere il reparto”;
casi studio di aziende simili con numeri prima/dopo;
webinar brevi (20–30 minuti) con demo pratiche, non presentazioni commerciali generiche.
Mini-scheda buyer persona da compilare
Per la tua buyer persona principale, crea un documento con questi 5 blocchi:
Chi è (ruolo, settore, dimensione azienda);
Problemi pratici legati a quello che vendi;
Obiettivi nei prossimi 6–12 mesi;
Obiezioni classiche (“costa troppo”, “non abbiamo tempo”, “non è il momento…”);
Dove si informa (canali online e offline).
Questa scheda sarà la base su cui costruire il piano editoriale.
3.2 Passo 4 – Messaggi chiave e posizionamento
La buyer persona ti dice a chi stai parlando. Ora devi chiarire cosa vuoi dire in modo coerente nel tempo.
I messaggi chiave rispondono a domande semplici:
perché dovrei scegliere proprio voi?
che problema risolvete meglio degli altri?
che rischio mi aiutate a evitare?
Non sono slogan creativi, ma idee di fondo che devono emergere in tutti i contenuti: sito, brochure, social, email, presentazioni commerciali.
Esempio B2C: negozio fisico ed e-commerce per animali
Una PMI che vende prodotti per animali potrebbe definire questi messaggi chiave:
“Selezioniamo solo prodotti approvati da veterinari e nutrizionisti di fiducia”;
“Offriamo piani nutrizionali personalizzati per ogni animale, senza costi aggiuntivi”;
“Consegniamo in 24/48 ore in tutta la Lombardia, con assistenza dedicata”.
Questi messaggi entrano in:
homepage del sito;
descrizioni prodotti;
bio Instagram;
contenuti del blog (es. articoli sui casi reali di animali migliorati con un certo piano nutrizionale);
campagne Google Ads e social.
Esercizio pratico sui messaggi chiave
Rispondi a queste 3 domande in una frase ciascuna:
Cosa fai e per chi, in modo specifico?
Che problema concreto risolvi per il tuo cliente?
Cosa fai meglio o in modo diverso dai tuoi concorrenti?
Poi riprendi le tue ultime 5 comunicazioni (post, newsletter, pagine del sito): si capisce chiaramente almeno uno di questi messaggi?
Se la risposta è no, hai trovato una priorità di lavoro.
4. Dal documento all’azione: costruire il tuo piano editoriale
A questo punto hai:
obiettivi chiari;
buyer persona definite;
messaggi chiave.
Ora devi trasformare tutto in azione concreta: quali canali presidiare e che cosa pubblicare, quando.
4.1 Passo 5 – Scegliere i canali giusti e il “minimo vitale” sostenibile
Una PMI non deve essere ovunque. Deve essere nei posti giusti, con continuità.
Per scegliere i canali, chiediti:
Dove si informano davvero le tue buyer persona?
Quali canali hai già in casa (sito, blog, newsletter) che puoi valorizzare?
Su quali canali puoi essere costante per almeno 6 mesi?
In generale:
il sito/blog è l’hub dei contenuti e lavora anche in ottica SEO e AEO;
i social servono per distribuire e amplificare i contenuti;
l’email marketing è prezioso per nutrire contatti già acquisiti.
Per molte PMI il “minimo vitale” sostenibile può essere:
1 articolo di blog al mese;
1–2 post a settimana su 1–2 social (meglio pochi ma curati);
1 newsletter al mese (anche breve, ma utile).
Esempio B2B: componentistica industriale
Azienda B2B che vende componenti industriali, buyer persona su LinkedIn, obiettivo: lead qualificati.
Scelta canali:
sito/blog come base di approfondimenti tecnici;
pagina LinkedIn aziendale;
profili LinkedIn dei commerciali come amplificatori dei contenuti.
Minimo vitale:
1 articolo tecnico al mese sul blog, che spieghi un problema reale e come affrontarlo (non cataloghi di prodotto);
1 post a settimana su LinkedIn che rilanci articoli, casi studio o presenza in fiera.
Questo è già sufficiente per iniziare a costruire presenza coerente e supportare le attività commerciali.
Checklist per scegliere i canali
Per ogni canale che stai valutando, rispondi sì/no:
Le mie buyer persona lo usano davvero?
Ho contenuti adatti a questo canale (o posso crearli senza stravolgere l’azienda)?
Posso mantenere una frequenza minima per 6 mesi?
Ho almeno una persona (interna o esterna) responsabile di questo canale?
Se hai più “no” che “sì”, metti quel canale in pausa: meglio fare bene poco che male tutto.
4.2 Passo 6 – Disegnare un calendario editoriale minimo (30–60 giorni)
Il piano editoriale è l’insieme delle linee guida (temi, format, toni).
Il calendario editoriale è la traduzione operativa: chi fa cosa, quando e dove.
Per partire, è sufficiente costruire un calendario di 4–8 settimane.
Riprendi:
buyer persona;
obiettivi;
messaggi chiave.
Trasformali in 4–8 temi di contenuto, ad esempio:
casi studio;
guide pratiche ai problemi più frequenti;
“dietro le quinte” dei processi;
risposte alle obiezioni più comuni.
Assegna a ogni tema:
una data;
un canale;
un formato (articolo, post, email, video breve);
una CTA chiara (richiesta preventivo, download, iscrizione, ecc.).
Esempio B2C: brand di cosmetica naturale
La PMI ha poco tempo interno ma vuole migliorare la visibilità e le vendite online.
Calendario 4 settimane:
Blog
1 articolo al mese: “Pelle secca in inverno: cosa funziona davvero (e cosa no)”.
Instagram
2 post a settimana:
prima/dopo reali (ovviamente con consenso);
consigli veloci di skincare stagionale;
brevi FAQ prese dalle domande in negozio.
Newsletter
1 invio mensile: riepilogo dei contenuti migliori e una singola promozione mirata.
Tutto ruota attorno a un messaggio chiave del periodo (es. “routine invernale per pelli sensibili con ingredienti naturali”).
Modello semplice di calendario (da usare in Excel o Google Sheet)
Crea un file con queste colonne:
Data
Canale (es. Blog, LinkedIn, Instagram…)
Tipo contenuto (articolo, post, newsletter…)
Tema / Titolo provvisorio
Messaggio chiave collegato
CTA (es. “Richiedi preventivo”, “Scarica guida”, “Prenota consulenza”)
Responsabile (chi crea / approva / pubblica)
Stato (da fare / in lavorazione / pubblicato)
Compila almeno 4 settimane in anticipo, anche con titoli provvisori. Ti basterà poi rifinirli prima della pubblicazione.
5. Tenere in pista la strategia: misurare, ottimizzare, automatizzare il giusto
L’ultimo passo è fare in modo che la strategia resti viva nel tempo, senza trasformarsi nell’ennesimo documento nel cassetto.
5.1 Passo 7 – Misurare ciò che conta davvero e semplificare con l’automazione
Il rischio delle PMI è doppio:
o non si guarda alcun numero (“andiamo a sensazione”);
o si guardano troppe metriche (like, impression, visualizzazioni) senza collegarle al business.
La soluzione è scegliere 3–5 KPI principali, legati agli obiettivi SMART definiti:
se l’obiettivo è visibilità qualificata:
visite alle pagine chiave (es. pagina servizi, landing di una linea prodotto);
tempo medio sulla pagina;
se l’obiettivo è generare contatti:
numero di richieste form;
iscrizioni alla newsletter;
richieste di demo/preventivo;
se l’obiettivo è engagement utile:
commenti e messaggi da potenziali clienti;
condivisioni di contenuti tecnici o casi studio.
Per raccogliere questi dati, bastano strumenti semplici e spesso gratuiti:
Google Analytics per il sito;
statistiche integrate dei social;
un tool base di email marketing per newsletter e automation.
Esempio PMI servizi locali
Studio di consulenza HR locale.
KPI scelti:
visite alle pagine “Servizi” e “Contatti” del sito;
richieste di preventivo dal modulo contatti;
iscritti alla newsletter.
Automazioni semplici implementate (con buon rapporto costi/benefici):
pubblicazione programmata dei post LinkedIn una volta a settimana, preparati in blocco;
email automatica di benvenuto a chi si iscrive alla newsletter, con link a 3 articoli utili su temi HR critici.
Niente sistemi complessi di marketing automation: solo strumenti base, facili da usare e da mantenere.
Mini-checklist KPI e automazioni
Per ogni obiettivo SMART, scegli 1–2 KPI primari (non di più).
Fissa in agenda un momento fisso ogni mese (es. primo lunedì):
guardi i numeri;
decidi 1–2 azioni concrete di miglioramento.
Identifica una sola attività ripetitiva da automatizzare subito, ad esempio:
l’invio dell’email di benvenuto;
la pubblicazione di 4 post social al mese programmati;
un reminder interno per aggiornare il calendario editoriale.
Conclusione: dalla reattività alla proattività
Ricapitolando, il passaggio dai “post a caso” a una strategia di comunicazione PMI passa da 7 passi chiari:
fotografare la situazione attuale con un audit rapido;
definire obiettivi SMART collegati al business;
chiarire le buyer persona a cui stai parlando;
definire messaggi chiave e posizionamento;
scegliere pochi canali strategici e un “minimo vitale” sostenibile;
tradurre tutto in un calendario editoriale di 30–60 giorni;
misurare ciò che conta davvero e usare piccole automazioni per reggere il ritmo.
I tre messaggi da portare a casa sono:
non è la quantità di contenuti a fare la differenza, ma la coerenza con obiettivi e pubblico;
anche una PMI con poco tempo e budget può avere una strategia di comunicazione chiara e sostenibile;
il vero salto è passare dalla reattività (“postiamo quando capita”) alla proattività (piano ragionato, numeri monitorati, miglioramento continuo).
Mettere insieme tutti questi elementi richiede tempo, confronto interno e un minimo di metodo. È normale che, tra gestione operativa e responsabilità quotidiane, il titolare o il responsabile marketing non riescano a farlo da soli in modo continuativo.
Ed è qui che una consulenza esterna può fare la differenza: non per prometterti miracoli, ma per aiutarti a:
chiarire obiettivi e pubblico in modo condiviso con il team;
definire messaggi chiave solidi e distintivi;
impostare un primo piano editoriale di 60 giorni adatto alle tue risorse;
identificare i KPI da monitorare e le automazioni semplici da attivare.
Se riconosci che la tua PMI è ancora ferma ai “post a caso” ma vuoi partire da una base solida, puoi richiedere una consulenza: analizzeremo insieme la tua situazione e costruiremo un piano di comunicazione su misura, concreto e sostenibile nel tempo.


20 anni di esperienza come Consulente, Account e Project Manager per Agenzie di Comunicazione e Digital, Broadcaster, Factory Creative e presso le Direzioni Marketing e Comunicazione di rilevanti Aziende.
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